A pochi chilometri da Bordighera, nell’entroterra di Imperia, c’è un borgo che si comporta come uno stato a sé. Si chiama Seborga. Ha una principessa, una moneta locale e persino le sue targhe automobilistiche. Non è uno scherzo per turisti: è una storia che dura da oltre sessant’anni

Una storia che parte dal Medioevo

Le radici di questa vicenda affondano nel 954 d.C. In quell’anno il conte Guido di Ventimiglia cedette il feudo di Seborga all’abbazia benedettina dell’isola di Lerino, in Francia. Nel 1079 il territorio divenne un vero e proprio Principato, governato per secoli da Principi-Abati. La svolta arrivò nel 1729, quando Seborga fu venduta ai Savoia ed entrò a far parte del Regno di Sardegna, poi del Regno d’Italia.

Qui la storia sembrava chiudersi. Ma negli anni ’60 un fiorista del posto, Giorgio Carbone, notò qualcosa di curioso. Gli atti che avevano formalmente annesso Seborga al Regno d’Italia e poi alla Repubblica non risultavano mai perfezionati. Da lì nacque la rivendicazione di indipendenza. Carbone si autoproclamò Giorgio I, Principe di Seborga, dando inizio a una tradizione che continua ancora oggi.

La principessa Nina e il luigino

Dal 2019 il Principato ha un’altra guida: la Principessa Nina Menegatto, prima donna a ricoprire questo ruolo. Il suo compito è soprattutto rappresentativo, orientato alla promozione culturale del territorio.

A Seborga circola anche una moneta simbolica, il luigino, coniata per la prima volta nel Seicento e oggi utilizzata come buono interno o souvenir. Non ha valore legale, ma è entrata nell’immaginario del borgo tanto quanto la bandiera del Principato, esposta su molte case, o le targhe automobilistiche personalizzate che alcuni residenti affiancano a quelle italiane.

Va detto con chiarezza: Seborga resta amministrativamente un comune italiano, con un sindaco e istituzioni regolari. Le due realtà, quella civile e quella “principesca”, convivono senza sovrapporsi.

Cosa vedere nel centro storico

Il cuore di Seborga è piccolo, ma denso di dettagli. La Chiesa di San Martino, edificata nel 1615 in stile barocco su progetto dell’architetto genovese Arturo Fieschi, si affaccia su una piazza pavimentata con piccole pietre in cui è ancora visibile la croce dell’ordine dei Templari.

Accanto sorge il Palazzo dei Monaci, che per secoli fu sede dei Principi-Abati e in seguito ospitò anche la Zecca, dove venivano coniati i luigini. Oggi è un’abitazione privata, ma la sua facciata in pietra a vista resta uno dei punti più fotografati del borgo.

Nel Vicolo Chiuso si trovano due piccoli musei a ingresso libero: il Museo dei Luigini, dedicato alla storia della moneta locale, e il Museo della Zecca. Poco distanti restano visibili, solo dall’esterno, le antiche prigioni del borgo, dove nei secoli furono rinchiuse circa duecento persone.

Chi ama i dettagli meno noti può cercare, all’ingresso del paese, le antiche postazioni delle sentinelle: un tempo servivano a controllare chi entrava nel feudo, oggi sono solo silenziose testimoni di un passato difensivo.

Quando andare e come arrivare

Seborga si visita bene in ogni stagione, ma due date meritano un’attenzione particolare. Il 20 agosto si celebra la Festa di San Bernardo, patrono del borgo: la Principessa e i Cavalieri sfilano in alta uniforme per le vie del paese, in una cerimonia che richiama apertamente le tradizioni medievali. In primavera, invece, il borgo si colora con la fioritura delle mimose, tipica di questo tratto di entroterra ligure.

Per arrivare in auto, l’uscita più comoda è Bordighera sull’autostrada A10, proseguendo poi sulla SP57 in direzione Sasso di Bordighera. Chi viaggia senza macchina può contare sulla linea 10 di Riviera Trasporti, che collega la stazione di Bordighera a Seborga in circa 30 minuti, con corse attive dal lunedì al sabato (nessun servizio la domenica, quindi conviene controllare sempre gli orari aggiornati prima di partire).

Seborga non ha grandi monumenti da guida turistica classica. Ha qualcosa di più raro: una storia che si può ancora toccare con mano, camminando tra vicoli che sembrano usciti da un racconto, ma che raccontano invece una vicenda reale, fatta di documenti contestati, monete simboliche e un’identità che il borgo non ha mai smesso di rivendicare.

Categorie:
Liguria, Turismo

di Martina Prigione

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