Quando si parla di Piemonte enogastronomico, l’attenzione va quasi sempre alle Langhe. Il Monferrato, che pure condivide lo stesso riconoscimento UNESCO, resta un territorio più silenzioso, e proprio per questo capace di regalare scoperte che altrove, ormai, sono difficili da trovare senza la folla di un weekend d’autunno.

Non parliamo di borghi “segreti” in senso stretto: sono luoghi conosciuti da chi vive la zona, ma quasi assenti dalle guide turistiche generaliste. Ecco quelli che meritano davvero una deviazione.

Moncalvo, la porta del Monferrato

Moncalvo è probabilmente il più “strutturato” tra i borghi meno noti: un centro storico raccolto, con una collegiata che domina il paesaggio e un mercato del tartufo che, in autunno, richiama comunque intenditori senza mai diventare affollato come quello di Alba. Ciò che in pochi sanno è che Moncalvo fu per secoli capitale del Monferrato prima di Casale, un ruolo che si respira ancora passeggiando tra i portici del centro, costruiti apposta per proteggere i mercanti durante le fiere medievali.

Un dettaglio pratico: il borgo è facilmente raggiungibile in treno dalla linea Asti-Casale Monferrato, con la stazione a pochi minuti a piedi dal centro storico, un’opzione che permette di visitarlo anche senza auto, cosa non scontata in questa parte di Piemonte.

Vignale Monferrato, il borgo degli Infernot

Vignale è probabilmente il luogo più sorprendente di questa lista, per un motivo molto specifico: sotto le case del borgo si nasconde una rete di Infernot, piccole cantine scavate a mano nella pietra da cantone, riconosciute anch’esse patrimonio UNESCO insieme al paesaggio del Monferrato. Non sono semplici cantine: sono microambienti scolpiti nella roccia,  mantenuti a temperatura costante tutto l’anno senza bisogno di impianti, una tecnica di conservazione del vino che risale a secoli fa.

Vignale ospita anche un piccolo museo dedicato proprio a questa tradizione, aperto solo in alcuni weekend: verificare gli orari prima di partire è essenziale, perché è uno dei pochi luoghi dove è possibile scendere fisicamente in un Infernot originale e non in una ricostruzione.

Trisobbio, il castello dell’Alto Monferrato

Spostandosi verso l’Ovadese, al confine con la Liguria, il paesaggio cambia e con lui l’atmosfera. Trisobbio è un piccolo borgo medievale citato per la prima volta nel 1025, disposto su tre anelli concentrici pensati per la difesa.

Il suo castello, risalente al XII secolo, domina ancora oggi il paese con la torre merlata restaurata a inizio Novecento dall’architetto Alfredo D’Andrade. Nel 2021 Trisobbio ha ottenuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.

Ogni anno, nella seconda metà di ottobre, il borgo ospita la Fiera Nazionale del Tartufo Bianco, con tanto di sistema di tracciabilità sviluppato insieme all’Università del Piemonte Orientale. Un modo concreto per garantire l’origine del prodotto ai visitatori, cosa rara anche nelle fiere più blasonate.

Altri borghi da tenere d’occhio

Oltre ai tre principali, il Monferrato offre altre soste che meritano una deviazione. Cella Monte, tra i Borghi più Belli d’Italia, custodisce l’Ecomuseo della Pietra da Cantoni e altri Infernot visitabili. Ozzano Monferrato, Bandiera Arancione anch’esso, regala uno dei “balconi” panoramici più suggestivi della zona, davanti alla chiesa di San Salvatore. Chi cerca un’ultima tappa può fermarsi a Olivola, piccolo borgo raccolto attorno alle sue antiche pietre.

Come organizzare la visita

Un errore comune è provare a visitare questi borghi tutti in un’unica giornata. Le strade collinari del Monferrato, per quanto brevi sulla mappa, richiedono tempi di percorrenza più lunghi del previsto, tra curve e saliscendi.

La combinazione più equilibrata resta Moncalvo e Vignale, distanti circa 20 minuti d’auto, lasciando Trisobbio per una seconda uscita dedicata all’Alto Monferrato. Chi si muove in treno può concentrarsi su Moncalvo, dedicando l’intera giornata al borgo e ai sentieri collinari ben segnalati.

Perché vale la pena andarci ora

Il Monferrato sta lentamente guadagnando visibilità, ma resta ancora lontano dai numeri delle Langhe. Significa poter visitare luoghi di valore storico e paesaggistico reale, senza code e senza prenotazioni necessarie con settimane di anticipo.

Significa anche poter parlare con chi questi borghi li vive davvero — un’esperienza sempre più rara altrove in Piemonte.

Categorie:
Piemonte, Turismo

di Martina Prigione

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