Torino è spesso definita “la meno italiana delle città italiane”, per via del suo impianto urbanistico rigoroso, quasi geometrico, ereditato dai secoli di dominazione sabauda. È proprio questa impronta a rendere il centro storico un unicum: non un accumulo casuale di epoche diverse, come accade in molte città italiane, ma un disegno voluto, costruito attorno a un’idea di potere e rappresentanza.

Percorrere la Torino barocca significa quindi seguire un filo preciso, quello della dinastia sabauda, che nel Seicento e Settecento trasformò la città in una vera e propria “reggia diffusa”.

Piazza Castello, il cuore del potere sabaudo

Palazzo Reale, sede storica dei Savoia, oggi fa parte del sito UNESCO “Residenze Sabaude” insieme ad altri edifici sparsi in tutto il Piemonte: un dato utile per chi vuole poi proseguire il proprio viaggio verso la Reggia di Venaria o il Castello di Rivoli, entrambi raggiungibili in giornata da Torino.

Ogni itinerario nella Torino barocca parte da Piazza Castello, su cui si affacciano Palazzo Madama e Palazzo Reale. Palazzo Madama, in particolare, racconta da solo la stratificazione della città: la facciata barocca disegnata da Filippo Juvarra nasconde al suo interno una struttura medievale, a sua volta costruita su un’antica porta romana. Pochi visitatori si fermano abbastanza da notare questo dettaglio, visibile bene osservando i lati dell’edificio, dove l’impianto originario è ancora riconoscibile.

Via Roma e il gioco delle piazze gemelle

Da Piazza Castello, via Roma conduce verso due piazze spesso confuse tra loro da chi visita Torino per la prima volta: Piazza San Carlo e Piazza Carlo Felice. La prima, soprannominata “il salotto di Torino”, è un esempio perfetto di simmetria barocca, con le due chiese gemelle di San Carlo e Santa Cristina che ne chiudono la prospettiva su un lato.

Un dettaglio che sfugge a molti: i portici di Piazza San Carlo furono tra i primi in Italia a essere illuminati a gas, un’innovazione che nell’Ottocento rese la piazza un punto di ritrovo serale ben prima che questa usanza si diffondesse altrove. Ancora oggi, i portici restano il modo migliore per attraversare il centro storico anche nelle giornate di pioggia, senza mai uscire allo scoperto.

Piazza San Giovanni e la Sindone

Proseguendo verso nord si raggiunge Piazza San Giovanni, dominata dal Duomo, unico esempio di architettura rinascimentale in un contesto altrimenti barocco. È qui che è custodita la Sindone, visibile solo in rare esposizioni straordinarie, ma la cappella che la ospita, progettata da Guarino Guarini, genio dell’architettura barocca torinese, è visitabile quasi tutto l’anno ed è da sola una delle esperienze architettoniche più sorprendenti della città, con la sua cupola a spirale che genera un gioco di luce difficile da trovare altrove in Europa.

Come muoversi senza perdere tempo

Il centro storico barocco di Torino è interamente percorribile a piedi, ma la particolarità della città è la rete di portici, che supera i 18 chilometri complessivi: è possibile collegare gran parte delle piazze principali restando sempre al coperto, un’informazione utile soprattutto per chi visita Torino in inverno o in una giornata di pioggia.

Per chi vuole ampliare l’itinerario oltre il centro, la linea 1 della metropolitana collega rapidamente Piazza Castello ad altri punti di interesse come il Museo Egizio o la collina torinese, evitando di dover cercare parcheggio in un centro storico dalla viabilità spesso complicata per chi non conosce bene la città.

Un consiglio per vivere Torino come pochi fanno

La maggior parte dei visitatori percorre questo itinerario nelle ore centrali della giornata, quando le piazze sono più affollate. Vivere la Torino barocca al tramonto, quando la luce radente accende le facciate color ocra e i portici si svuotano lentamente, regala una prospettiva completamente diversa sulla stessa architettura — un momento che raramente compare nelle guide, ma che chi conosce bene la città sceglie quasi sempre per una passeggiata.

Torino barocca non è solo un percorso tra monumenti: è la messa in scena di un’idea di città pensata secoli fa, e che ancora oggi si può leggere, piazza dopo piazza, per chi sa dove guardare.

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Piemonte, Turismo

di Martina Prigione

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