Sui terrazzamenti scoscesi delle Cinque Terre, dove la vite lotta ogni anno contro la pendenza e il vento salmastro, nasce uno dei vini più rari e costosi d’Italia. Si chiama Sciacchetrà, e la sua storia racconta molto più di una semplice etichetta.

Un nome che arriva dalla Bibbia

Il termine Sciacchetrà pare derivi da “shekar”, parola ebraica usata per indicare una bevanda alcolica fermentata. Tra gli ecclesiastici della zona il nome si trasformò in “sciaccatras”, per poi arrivare alla forma che conosciamo oggi, introdotta ufficialmente solo alla fine dell’Ottocento.

Prima di allora, il vino era conosciuto semplicemente come “vino dolce” o, in dialetto, “Refursà” (Rinforzato), per l’elevato contenuto zuccherino derivato dall’appassimento delle uve. Le famiglie dei cinque borghi avevano il compito di rifornire la parrocchia con il vino migliore prodotto nell’annata, destinato alla celebrazione della messa. Non era quindi un vino qualsiasi: era il migliore, riservato a occasioni religiose e cerimonie importanti.

Come nasce, tra terrazzamenti e pazienza

Lo Sciacchetrà si ottiene da tre vitigni autoctoni: Bosco (la varietà dominante e più caratteristica di questa costa), Albarola e Vermentino. Dopo la vendemmia manuale, i grappoli migliori vengono selezionati e messi ad appassire su graticci di canna o bambù, lontano dal sole diretto, per un periodo che può superare i 70 giorni.

Durante questo tempo gli acini si ricoprono di muffa nobile e concentrano zuccheri e aromi. Solo a quel punto i grappoli vengono diraspati e pigiati. Il risultato è impressionante per la sua scarsità: da un quintale di uva si ottengono appena 25 litri di vino. È uno dei motivi principali per cui lo Sciacchetrà non è mai stato, e non sarà mai, un vino economico.

Il vino DOC “Cinque Terre Sciacchetrà”, disponibile anche in versione Riserva, deve essere prodotto interamente all’interno della zona di origine: sia l’appassimento che l’invecchiamento devono avvenire nello stesso territorio. Alcuni produttori scelgono di far appassire le uve all’aperto, direttamente di fronte al mare, per sfruttare al massimo l’escursione termica tra giorno e notte.

Un paesaggio che rischia di scomparire

I vigneti dello Sciacchetrà fanno parte del “Paesaggio dei Terrazzamenti e della Viticoltura delle Cinque Terre”, riconosciuto nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici. Alla fine dell’Ottocento la produzione di vino bianco nella zona raggiunse le 50 mila ettolitri. Oggi la situazione è profondamente diversa: la popolazione locale è calata del 20% negli ultimi vent’anni, e circa il 95% delle terrazze risulta abbandonato.

Per questo lo Sciacchetrà è diventato un Presidio Slow Food: non solo un vino da bere, ma un simbolo di un paesaggio agricolo che rischia di scomparire senza chi continua a coltivarlo, spesso a mano, su pendenze quasi verticali.

Come si presenta e con cosa abbinarlo

Il colore è giallo dorato con riflessi ambrati. Al naso si riconoscono note di miele, albicocca secca e mandorla tostata, a volte con sfumature di agrumi canditi o eucalipto, a seconda del produttore. Al palato è dolce ma mai stucchevole, con una sapidità che ricorda la vicinanza al mare.

Gli abbinamenti classici prevedono formaggi stagionati o erborinati, dolci secchi come il cantuccio, fichi secchi e cioccolato fondente. In Liguria è tradizione accompagnarlo anche con la torta di riso, un dolce tipico della zona. Vale la pena ricordare che il Cinque Terre Sciacchetrà non va confuso con il Cinque Terre DOC bianco secco: quest’ultimo è il vino da tutti i giorni, fresco e leggero, ideale con i frutti di mare, mentre lo Sciacchetrà è un vino da meditazione o da fine pasto.

Quanto costa e dove trovarlo

Data la produzione limitata, una bottiglia da 375 ml, il formato standard per questo tipo di passito, costa generalmente tra i 25 e i 60 euro, a volte anche di più a seconda del produttore e dell’annata. Chi visita le Cinque Terre può trovarlo direttamente nelle cantine dei piccoli produttori locali, spesso con la possibilità di una degustazione guidata tra i terrazzamenti stessi.

Bere un bicchiere di Sciacchetrà, in fondo, significa assaggiare il risultato di mesi di lavoro manuale su una terra che non perdona la fretta. Ed è forse per questo che, nonostante il prezzo, resta uno dei vini più amati e ricercati d’Italia.

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Food & Wine, Liguria

di Martina Prigione

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