C’è un angolo di Piemonte che non assomiglia al resto del Piemonte. A sud di Alessandria, dove le colline iniziano ad arrampicarsi verso la Liguria, l’aria si fa più salmastra e le insegne promettono farinata accanto agli agnolotti. È l’Alto Monferrato del Gavi: undici comuni tra Piemonte e Genovesato, a un passo dal mare eppure saldamente piemontesi, dove il turismo non ha ancora smussato tutti gli angoli come nelle Langhe.
Un territorio più antico di quanto sembri
Il Cortese, il vitigno bianco da cui nasce il Gavi DOCG, compare già in un documento del 972 conservato all’Archivio di Stato di Genova, che cita vigne in località Meirana. La DOC arriva nel 1974, la DOCG nel 1998, ma la stampa di settore lo chiama informalmente “il Barolo bianco”: un’etichetta comoda, anche se il Gavi ha un carattere suo, sapido e minerale, nato per stare a tavola con il pesce.
Il borgo e la fortezza

Gavi si visita a piedi in una mattinata: resta il Portino, unica porta superstite delle mura medievali, e la chiesa di San Giacomo Maggiore, in pietra arenaria, documentata dal 1172. Ma è il Forte, arroccato sul Monte Moro, a sorprendere davvero. Nato su un castello già citato nel 973, fu trasformato dai genovesi nel 1540 e poi tra il 1626 e il 1629, resistendo a un assedio franco-savoiardo nel 1625 e a un attacco austriaco nel 1746. La sua storia successiva è meno da cartolina. Nel 1859 diventò un penitenziario civile, e nelle due guerre mondiali un campo di prigionia, prima per militari austro-ungarici poi per soldati alleati. Oggi è un museo statale, visitabile tra cortili, torrette e celle.
L’esperienza in cantina
Le colline attorno a Gavi sono coperte di Cortese, coltivato su terreni calcareo-argillosi che i produttori chiamano “marne bianche”. E’ questa composizione, insieme alle brezze che risalgono dalla valle Scrivia verso il mare, a spiegare la sapidità del vino. Vale la pena scegliere un’azienda per una visita guidata tra i filari — praticamente ogni produttore della zona la propone — con una passeggiata nel vigneto, la spiegazione della vendemmia (fine agosto-settembre) e una degustazione ragionata che metta a confronto un Gavi base, floreale, con una Riserva più affinata e quasi burrosa.
Dintorni da non saltare
A Parodi Ligure il monastero di San Remigio, con radici nel 1143, oggi ospita concerti e mostre in un silenzio raro. Vicino a Serravalle Scrivia si trova invece la vera sorpresa: l’area archeologica di Libarna. Città romana fiorita tra il I e il II secolo d.C. su 23 ettari, di cui oggi si visita solo un decimo, ma bastano l’anfiteatro e il teatro — incastrato tra due linee ferroviarie moderne — per capire quanta vita c’era qui prima del Piemonte. Per chi cammina o pedala, il Parco delle Capanne di Marcarolo e la Riserva del Neirone offrono sentieri con vista fino al mare nelle giornate limpide. Lungo il percorso si incontrano anche due delle celebri Big Bench, le panchine giganti nate nel 2014 dall’idea del designer Chris Bangle, una a Bosio e una a Piona.
A tavola: cosa assaggiare davvero
Qui la cucina rivela il suo carattere di frontiera. Si apre spesso con la farinata di ceci, di chiara matrice ligure, e con i ceci della Merella, varietà locale ricercata. Tra i primi, oltre ad agnolotti e ravioli, ci sono i corzetti liguri. Il piatto più raccontato resta il pollo alla Marengo, legato alla battaglia combattuta nella pianura di Alessandria il 14 giugno 1800. La leggenda vuole che il cuoco al seguito di Napoleone lo improvvisò con polli requisiti ai contadini, olio, vino bianco e prezzemolo. Le fonti storiche certe restano poche — Artusi lo cita solo nel 1891 — ma è un aneddoto che vale la pena raccontare proprio perché sta a metà tra storia e mito. Da cercare anche la testa in cassetta e il salame al Gavi, presidi locali, e soprattutto il Montébore. Un formaggio raro a pasta cruda, prodotto nella vicina Val Curone, riconoscibile per la sua forma a cerchi concentrici che ricorda una torta nuziale a più piani — non a caso, secondo la tradizione, fu il formaggio scelto per il banchetto di nozze tra Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza.
Informazioni utili
Gavi è raggiungibile dall’A7 Milano-Serravalle, uscite Vignole Borbera o Arquata Scrivia, a circa 10 km. La stazione più vicina è quella di Novi Ligure, sulla linea Torino-Genova. L’aeroporto di Genova dista circa 53 km. Il periodo migliore va da fine agosto a ottobre, per respirare l’atmosfera della vendemmia. Anche la tarda primavera regala colline verdissime. Meglio mettere in conto due notti: una per Gavi e una cantina, l’altra per scegliere tra archeologia e natura senza correre. Nel Gavese, a differenza di zone più affollate del Piemonte, il tempo si può ancora permettere di rallentare.
di Martina Prigione
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