Piemonte · Torino

Un cioccolatino nato da una crisi e battezzato da una maschera di Carnevale. Oggi è persino conteso davanti a un tribunale: la storia del gianduiotto è molto più movimentata di quanto il suo incarto dorato lasci immaginare.

Pochi prodotti raccontano il Piemonte e le sue eccellenze come questo piccolo lingotto dorato. La storia del gianduiotto comincia infatti da un problema, non da un'intuizione romantica. All'origine c'è la scarsità di cacao. Da quella difficoltà nasce però un'idea che avrebbe cambiato la pasticceria italiana. Prima di arrivare alla ricetta, quindi, conviene capire che cosa accadeva a Torino all'inizio dell'Ottocento.

Le origini del gianduiotto tra blocco napoleonico e nocciole

Le origini del gianduiotto affondano nel Blocco continentale voluto da Napoleone. Poiché le importazioni coloniali si riducono, il cacao diventa raro e costosissimo. I cioccolatieri torinesi, tuttavia, non rinunciano al mercato. Decidono quindi di allungare l'impasto con una materia prima locale e abbondante: la nocciola. Le origini del gianduiotto, dunque, sono prima di tutto economiche.

La svolta tecnica arriva a metà secolo. Nel 1852 Michele Prochet guida la ditta Prochet, Gay e Compagnia. È lui ad avere l'idea di tostare le nocciole e macinarle finemente, fino a ottenerne una pasta cremosa. Fino ad allora venivano impiegate soltanto a pezzetti. Da quel gesto nasce la pasta gianduia, antenata diretta del cioccolatino. Curiosamente, però, il nome definitivo arriverà solo tredici anni più tardi.

La nocciola Tonda Gentile delle Langhe

La nocciola Tonda Gentile delle Langhe non è un dettaglio, ma il cuore aromatico del prodotto. Coltivata tra le province di Cuneo, Asti e Alessandria, offre una tostatura profonda e una resa grassa ideale. Oggi la nocciola Tonda Gentile delle Langhe è tutelata dal marchio Nocciola Piemonte IGP. Proprio questa materia prima spiega perché il cioccolatino piemontese non sia davvero replicabile altrove. Non a caso, gli stessi noccioleti disegnano i panorami che si attraversano lungo i percorsi cicloturistici delle Langhe in bicicletta.

Il Carnevale del 1865 e la maschera Gianduja

Il Carnevale del 1865 segna il debutto pubblico del prodotto. Nell'Ottocento le sfilate torinesi erano un evento nazionale. Dai carri, inoltre, le maschere lanciavano dolci alla folla. Caffarel e Michele Prochet scelgono proprio quel palcoscenico. Durante il Carnevale del 1865 la maschera Gianduja distribuisce i nuovi bocconcini agli spettatori, che li ribattezzano subito con il suo nome.

Gianduja, del resto, non era una maschera qualsiasi. Gian d'la duja, ovvero Giovanni del boccale, rappresentava il piemontese bonario e patriota. Era anche un simbolo delle lotte risorgimentali. Associare il cioccolatino a quel volto significava quindi dargli un'identità civica. La storia del gianduiotto comprende in sostanza una delle prime operazioni di marketing territoriale italiane, esattamente come accadde alla nascita del vermouth di Torino nel 1786.

Da givò a gianduiotto: il nome e la forma

Prima del battesimo, il cioccolatino si chiamava givò, cioè mozzicone di sigaro in piemontese. Il termine givò descriveva bene quella sagoma tozza, simile a una barchetta rovesciata. Molti invece raccontano che il profilo richiami il tricorno di Gianduja. Le due letture, del resto, convivono ancora oggi. Va detto per onestà che gli storici discutono perfino sulla paternità. Caffarel rivendica l'invenzione, mentre MuseoTorino attribuisce il merito a Prochet. Una novità è però certa: fu il primo cioccolatino incartato singolarmente, avvolto nella celebre stagnola dorata. Anche il nome, quindi, fa parte della storia del gianduiotto.

Il gianduiotto di Torino oggi, tra artigiani e IGP

Il gianduiotto di Torino è oggi un prodotto agroalimentare tradizionale del Piemonte. Accanto alla produzione industriale, decine di laboratori artigiani lavorano l'impasto per estrusione. Ne ricavano una consistenza più morbida e fondente. Il gianduiotto di Torino, inoltre, cerca da anni una tutela europea.

Dal 2017 il Comitato Giandujotto di Torino IGP riunisce oltre quaranta imprese piemontesi. Lo presiede il maître chocolatier Guido Castagna. Il disciplinare fissa la forma a prisma triangolare e un peso compreso tra 4 e 12 grammi. Prevede inoltre almeno il 30 per cento di Nocciola Piemonte IGP, senza latte in polvere. Il 23 marzo 2026 il Ministero dell'Agricoltura ha trasmesso il dossier alla Commissione europea. Poco dopo, tuttavia, Lindt e Sprüngli ha presentato ricorso al TAR del Lazio. Il gruppo, proprietario di Caffarel, difende il marchio Gianduia 1865. La partita, insomma, resta aperta.

Nel frattempo la storia del gianduiotto continua a produrre valore economico. La filiera coinvolge corilicoltori, laboratori artigiani e grandi marchi internazionali. Coldiretti Torino, tuttavia, segnala che la coltivazione del nocciolo è sempre più esposta a siccità, grandinate e nuovi insetti. Difendere la materia prima, perciò, significa difendere anche il cioccolatino. Lo stesso legame tra prodotto e territorio emerge d'altronde nelle sagre di paese che animano il Piemonte in estate.

Dove assaggiare i gianduiotti a Torino e in Piemonte

Assaggiare i gianduiotti a Torino è semplice, perché i caffè storici del centro li servono accanto al bicerin. Per capirli davvero, però, conviene salire in collina. Le Langhe offrono noccioleti, laboratori artigiani e cantine a pochi chilometri di distanza. Ad Alba e dintorni, in particolare, la nocciola diventa un vero itinerario del gusto.

Assaggiare i gianduiotti a Torino, insomma, è soltanto il primo passo. Un itinerario dedicato al cioccolatino piemontese merita infatti almeno un fine settimana, magari abbinato a una giornata di trekking nelle Alpi Cozie oppure a una tappa tra i birrifici artigianali di Biella. La storia del gianduiotto, in fondo, si gusta meglio nei luoghi dove è nata.

VoceInformazione
Nome originarioGivò (mozzicone di sigaro, in piemontese)
Anno della pasta gianduia1852, per opera di Michele Prochet
Debutto pubblicoCarnevale di Torino del 1865, con la maschera Gianduja
Ingrediente identitarioNocciola Tonda Gentile delle Langhe (Nocciola Piemonte IGP)
Forma e pesoPrisma triangolare a spigoli arrotondati, 4-12 grammi
RiconoscimentiProdotto agroalimentare tradizionale del Piemonte; IGP in corso di esame a Bruxelles
Dove assaggiarloCaffè storici di Torino, laboratori artigiani delle Langhe e del Cuneese

Fonti: MuseoTorino, Camera di commercio di Torino, Caffarel, Regione Piemonte, Il Sole 24 Ore.

di Stefano Spalla

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