Sulle colline delle Langhe la vendemmia non è un singolo giorno, ma un mese intero che si muove al ritmo delle uve, una varietà dopo l’altra. Eppure ogni singola giornata di raccolta segue uno schema quasi identico da generazioni: si comincia presto, si lavora in fretta, e quello che viene tagliato nei filari all’alba è già in cantina prima di sera.
L’alba nei filari: come inizia la giornata
Nei giorni di vendemmia, i vendemmiatori entrano nei filari già alle 5:30 del mattino, quando il cielo è ancora scuro e i grappoli sono coperti dalla pruina, la sottile patina cerosa che protegge l’uva dal sole e dalle intemperie. Il lavoro prosegue fino a mezzogiorno, si ferma per la pausa pranzo, riprende verso le 14-14:30 e continua fino al tramonto. Per tagliare i grappoli si usano forbici simili a quelle da pollame, indossando guanti e stivali da lavoro; l’uva raccolta riempie cassette da circa 25 chilogrammi, caricate a mano sui trattori che le portano in cantina. È un lavoro ripetitivo e fisico, reso più sopportabile dalle temperature miti e dalla luce morbida dell’autunno piemontese.
Un mese di vendemmie, non un solo giorno
Le colline delle Langhe non maturano tutte insieme. Si comincia con le basi spumante (Pinot e Chardonnay), seguite da Alta Langa, Moscato e Arneis nella prima metà di settembre. A metà settembre tocca a Dolcetto e Barbera; il Nebbiolo, il più lento a maturare, si raccoglie per ultimo, tra i primi giorni e la metà di ottobre. Il calendario, però, cambia ogni anno in base al meteo: nella vendemmia 2024, per esempio, la raccolta è partita circa dieci giorni prima rispetto agli anni recenti a causa delle temperature elevate di fine estate. Come sintetizzava il presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, Sergio Germano, “la qualità la fai da metà agosto a fine settembre”: è in quelle settimane, prima ancora del taglio dei grappoli, che si decide il risultato dell’annata.
Le regole (precise) dietro un bicchiere di Barbaresco
Dietro l’apparente spontaneità della vendemmia si nasconde un disciplinare molto rigido. Per il Barbaresco DOCG, ogni anno l’autorità regionale competente deve fissare, entro il 20 settembre, una data indicativa di inizio raccolta; i produttori devono comunicare la propria data effettiva con almeno cinque giorni di anticipo. La produzione massima consentita è di 80 quintali di uva per ettaro in coltura specializzata, la resa massima uva/vino non può superare il 70% alla prima svinatura e il 65% dopo l’invecchiamento, e la gradazione alcolica naturale minima delle uve deve essere del 12%, che sale a 12,5% nel vino imbottigliato. Regole analoghe, con soglie diverse, valgono per gli altri 18 DOCG e i 41 DOC che il Piemonte porta in vendemmia ogni anno.
Cosa succede all’uva appena raccolta
I grappoli non possono aspettare: una volta staccati dalla pianta vengono portati in cantina lo stesso giorno e sottoposti quasi subito a diraspatura e pigiatura, oggi affidate a macchinari moderni che hanno sostituito l’antica pigiatura con i piedi. Da lì comincia un percorso di fermentazione e affinamento — in botti grandi, barrique o cemento, a seconda del vino — che richiede mesi o anni prima di arrivare in bottiglia.
I lavoratori della vendemmia, tra tradizione e attualità
Dietro ogni cassetta di uva raccolta a mano c’è oggi anche un tema molto concreto: quello della manodopera stagionale. Dopo un’indagine della magistratura sullo sfruttamento del lavoro nei vigneti, il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha diffuso ai propri soci linee guida sul reclutamento del personale, lavorando insieme a Confcooperative e alla Camera di Commercio per costruire una guida più completa. È un lato meno romantico, ma reale, di quello che succede davvero sulle colline nei giorni di raccolta.
Un paesaggio UNESCO che cambia colore
Mentre la vendemmia avanza, il paesaggio vitivinicolo di Langhe-Roero e Monferrato — riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2014 — cambia aspetto di settimana in settimana: dal verde ancora pieno di fine agosto alle prime sfumature dorate e rosse di ottobre, quando restano solo i filari di Nebbiolo. Per chi vuole vivere la vendemmia da vicino, molte cantine e agriturismi delle Langhe organizzano giornate di vendemmia didattica aperte ai visitatori, con la possibilità di tagliare qualche grappolo e partecipare, almeno per un giorno, a un rito che si ripete identico da generazioni.
di Martina Prigione
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