A pochi chilometri dalle più celebri Langhe, sull’altra sponda del fiume Tanaro, si distende il Roero. È un territorio della provincia di Cuneo fatto di colline dolci, boschi di castagni, calanchi scolpiti dall’erosione e borghi che vivono ancora al ritmo delle stagioni agricole. Meno affollato del vicino territorio del Barolo, ma non meno ricco, comprende una venticinquina di comuni tra le province di Cuneo e Asti. A sud il fiume Tanaro lo separa dalle Langhe, mentre a nord-ovest confina con la provincia di Torino. Insieme a Langhe e Monferrato fa parte del paesaggio vitivinicolo piemontese riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2014. È un itinerario da percorrere lentamente, in auto o in bicicletta, fermandosi spesso: per un panorama, un bicchiere di Arneis, un piatto di agnolotti.

Prima tappa: Bra e Pollenzo, la culla dello Slow Food

Il viaggio può partire da Bra, cittadina alle porte del Roero. Qui, nel 1986, è nato il movimento Slow Food, fondato da Carlo Petrini per difendere le tradizioni gastronomiche locali dall’omologazione del cibo industriale. Nella frazione di Pollenzo, sull’antica città romana di Pollentia, sorge dal 2004 l’Università di Scienze Gastronomiche, la prima al mondo dedicata interamente al cibo. Vale una passeggiata anche solo per vedere il complesso neogotico che la ospita, l’Agenzia di Pollenzo voluta da Carlo Alberto di Savoia.

Il cuore del Roero: Govone e i suoi castelli

Risalendo verso nord si incontra Govone. Qui il Castello Reale, antica residenza sabauda oggi patrimonio comunale, fa parte del sito UNESCO delle Residenze Sabaude. È aperto da marzo a dicembre nei fine settimana, con orario 10-12.30 e 15-18 salvo variazioni stagionali da verificare prima della visita. Si visita tra saloni affrescati, parco all’inglese, giardino delle rose e limonaia. Poco distante, Magliano Alfieri conserva un castello appartenuto proprio alla famiglia Roero, da cui il territorio prende nome. Ospita anche il piccolo Museo dei Soffitti in Gesso. A Castellinaldo d’Alba, borgo tra i vigneti del Roero DOCG, un’antica cisterna dell’acqua è stata trasformata nella contemporanea Torre dell’Acqua, oggi spazio d’arte visitabile.

Canale, Vezza d’Alba, Guarene: tra pesche e vigne

Canale è considerata la capitale del Roero. Vi ha sede l’Enoteca Regionale del Roero, fondata nel 1994, punto di riferimento per conoscere e degustare le etichette del territorio. Ogni anno vi si celebra anche la pesca di Canale, frutto di punta dell’agricoltura locale insieme alla pera Madernassa. Questa varietà è nata a fine Settecento a Vezza d’Alba ed è oggi inserita nell’Arca del Gusto di Slow Food. Vezza d’Alba, Guarene, Monticello d’Alba e Monteu Roero completano la costellazione di borghi panoramici da cui si domina la successione di filari e boschi tipica del paesaggio roerino.

Le Rocche del Roero, un paesaggio da scoprire a piedi

Il tratto più sorprendente del territorio sono le Rocche del Roero. Sono calanchi e pareti di sabbia e argilla, modellati in circa 250mila anni dall’azione dell’acqua. Tagliano l’altopiano con canyon, boschi e microclimi diversi da quelli delle colline circostanti. L’Ecomuseo delle Rocche del Roero si distribuisce su una rete sentieristica di circa 100 chilometri, in otto comuni. Propone percorsi segnalati per escursioni a piedi, a cavallo o in mountain bike: un modo diverso, e più selvaggio, di vivere il Roero.

Cosa mettere in tavola

La tappa gastronomica è imprescindibile. Si comincia con gli antipasti della tradizione piemontese: vitello tonnato, insalata russa, carne cruda battuta al coltello, tonno di coniglio, acciughe al bagnet verde o rosso. Tra i primi regnano gli agnolotti e i tajarin, conditi con burro e salvia, ragù di salsiccia di Bra o, in stagione, tartufo bianco. Tra i secondi si trovano il coniglio all’Arneis, cucinato con il vino bianco locale, il brasato al Roero e il cappone ripieno. A chiudere il pasto arrivano panna cotta, bunet e mostarda d’uva. Oltre a pesche e pere, il territorio è noto per la carne di razza bovina fassona e per funghi e tartufi dei boschi. Da provare anche la salsiccia di Bra, tipicamente consumata cruda.

I vini: Roero DOCG e Roero Arneis DOCG

Denominazione DOC dal 1985 e DOCG dal 2005, il Roero produce due vini principali. Il rosso è ottenuto da almeno il 95% di uve Nebbiolo. Richiede un affinamento minimo di 20 mesi, di cui 6 in legno, che sale a 32 mesi per la Riserva. L’Arneis, bianco secco da almeno il 95% dell’omonimo vitigno, è il simbolo del territorio. Viene prodotto anche in versione spumante. Le cantine sono numerose e spesso a conduzione familiare: fermarsi per una degustazione, magari abbinata a un piatto di formaggi locali, è parte integrante dell’esperienza.

Informazioni utili

Il Roero si raggiunge facilmente in auto dall’autostrada A6 Torino-Savona, uscite Marene o Cherasco, oppure dalla A33 Asti-Cuneo. La stazione ferroviaria più comoda è quella di Alba o di Bra, sulla linea Torino-Savona. Gli aeroporti di riferimento sono quelli di Cuneo Levaldigi e di Torino Caselle, entrambi raggiungibili in circa un’ora d’auto. Il periodo migliore per visitarlo va da settembre a novembre, tra vendemmia e stagione del tartufo bianco, quando le colline si accendono dei colori autunnali. Anche la primavera, con le fioriture dei ciliegi, regala scorci suggestivi. Orari di castelli e musei sono sempre soggetti a variazioni stagionali: conviene verificare i siti ufficiali prima della partenza.

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Piemonte, Turismo

di Martina Prigione

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