Pollenzo, frazione del comune di Bra in provincia di Cuneo, è uno dei borghi più affascinanti e sorprendenti del Piemonte: un angolo di Roero dove architettura neogotica sabauda, alta formazione enogastronomica e cultura del vino convivono in uno scenario unico in Italia. Passeggiare per Pollenzo significa attraversare due secoli di storia in poche centinaia di metri, tra le guglie ottocentesche volute da Carlo Alberto di Savoia, le aule dell'Università di Scienze Gastronomiche e le cantine silenziose della Banca del Vino. Se amate i viaggi che uniscono cultura, storia e buona tavola, Pollenzo merita una sosta attenta: scopriamo insieme perché.
Storia di Pollenzo: dalle origini romane al sogno neogotico di Carlo Alberto
La storia di Pollenzo affonda le radici nell'epoca romana, quando il sito era conosciuto come Pollentia, città fiorente lungo un'importante direttrice verso la costa. Distrutta e più volte rimaneggiata nei secoli successivi, Pollenzo visse la sua trasformazione più radicale nell'Ottocento, quando re Carlo Alberto di Savoia decise di farne un simbolo del gusto romantico e neogotico allora in voga in Europa. Fu proprio questa scelta a plasmare il volto attuale del borgo di Pollenzo, che oggi conserva intatta l'atmosfera di una piccola corte sabauda in miniatura. Ma come si è arrivati, passo dopo passo, a questa trasformazione? Scopriamolo nel dettaglio.
Pollentia romana e il borgo medievale di Pollenzo
Prima di diventare il gioiello neogotico che conosciamo, Pollenzo era un importante insediamento romano, Pollentia, di cui restano tracce archeologiche nei dintorni. Tra il XII e il XIII secolo il borgo di Pollenzo fu più volte conteso durante i conflitti tra i comuni piemontesi, fino alla costruzione, nel 1386, di una rocca fortificata per volontà del signore Antonio Porro. Nel Cinquecento i marchesi di Romagnano rinnovarono l'edificio in chiave manierista, gettando le basi per le trasformazioni successive che avrebbero reso Pollenzo un caso più unico che raro nel panorama architettonico italiano.
La trasformazione voluta da Carlo Alberto di Savoia
Tra il 1832 e il 1847 Carlo Alberto di Savoia promosse una radicale ricostruzione di Pollenzo, demolendo gran parte del tessuto urbano medievale per far spazio a un borgo di ispirazione neogotica, pensato come residenza reale e centro agricolo modello. L'incarico fu affidato all'architetto Pelagio Palagi, affiancato da Ernesto Melano per gli edifici e da Xavier Kurten per la progettazione del parco. Il risultato è il Pollenzo che ammiriamo oggi: torri merlate, guglie, archi ogivali e una piazza porticata che raccontano l'ambizione sabauda di creare un borgo simbolo, tanto scenografico quanto funzionale. E il bello, come vedremo, deve ancora venire.
Cosa visitare a Pollenzo: il borgo neogotico e la Tenuta Reale
Chi si chiede cosa visitare a Pollenzo troverà un borgo compatto ma denso di suggestioni, perfetto da esplorare a piedi in una giornata. Il cuore del complesso è la Tenuta Reale, articolata tra il Castello, la Chiesa di San Vittore e l'Agenzia, l'edificio a corte che un tempo amministrava le attività agricole della tenuta. Visitare Pollenzo significa anche ammirare uno degli esempi meglio conservati di architettura neogotica sabauda, oggi parte del sistema delle Residenze Reali Sabaude.
Il Castello e la Chiesa di San Vittore di Pollenzo
Il Castello di Pollenzo conserva ancora il donjon medievale, inglobato nella nuova veste neogotica voluta da Carlo Alberto, e oggi ospita in parte l'Università di Scienze Gastronomiche. Accanto sorge la Chiesa di San Vittore, costruita negli anni Quaranta dell'Ottocento in stile neogotico, con un interno arricchito da opere del pittore Carlo Bellosio. Le guglie della chiesa, visibili da lontano, sono uno dei simboli più fotografati di Pollenzo.
L'Agenzia di Pollenzo e Piazza Vittorio Emanuele
L'Agenzia di Pollenzo, imponente edificio a corte affacciato su Piazza Vittorio Emanuele, era in origine la fattoria modello della tenuta reale. Dal 2004 l'edificio è stato recuperato e oggi ospita, sotto lo stesso tetto, l'Università di Scienze Gastronomiche, la Banca del Vino, un albergo diffuso e un ristorante: una sintesi perfetta dell'anima contemporanea di Pollenzo, che ha saputo trasformare il proprio passato agricolo in un polo internazionale dedicato al cibo e alla cultura. Ma cosa rende così speciale, davvero, questo ateneo? Continuiamo a scoprirlo.
Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo: l'ateneo del gusto
Tra le ragioni che rendono Pollenzo una meta unica al mondo spicca l'Università di Scienze Gastronomiche, il primo ateneo interamente dedicato allo studio del cibo. Fondata nel 2004 su impulso di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, l'università ha sede proprio nel cuore del borgo di Pollenzo, all'interno degli storici edifici dell'Agenzia e del Castello. La presenza dell'ateneo ha reso Pollenzo un punto di riferimento internazionale per studenti, ricercatori e appassionati di enogastronomia.
La nascita dell'Università di Scienze Gastronomiche e Slow Food
L'idea di un'università interamente dedicata alla gastronomia nacque nel 2003, quando Carlo Petrini costituì il comitato promotore che avrebbe portato, l'anno successivo, all'apertura dei primi corsi. Scegliere Pollenzo come sede non fu casuale: il borgo, con la sua storia legata all'agricoltura reale e la vicinanza alle Langhe e al Roero, offriva il contesto ideale per un progetto che unisce tradizione contadina e ricerca scientifica applicata al cibo.
Cosa si studia all'Università di Scienze Gastronomiche
I percorsi formativi dell'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo intrecciano scienze alimentari, agronomia, scienze sociali e umane, con un'attenzione costante alla sostenibilità e alla biodiversità bio-culturale. Studiare a Pollenzo significa affiancare le lezioni in aula a viaggi didattici, laboratori del gusto e visite ad aziende agricole, in un modello educativo che ha reso l'ateneo un unicum nel panorama accademico internazionale. E se l'università racconta il sapere, poco distante c'è chi custodisce la memoria liquida del territorio: scopriamola subito.
Banca del Vino di Pollenzo: un patrimonio enologico da scoprire
Proprio accanto all'università, negli spazi storici dell'Agenzia, si trova la Banca del Vino, un altro tassello fondamentale dell'identità di Pollenzo. Nata per custodire e valorizzare le migliori produzioni enologiche italiane, la Banca del Vino di Pollenzo conserva migliaia di bottiglie in condizioni climatiche controllate, trasformando le antiche cantine reali in un vero e proprio scrigno del vino italiano.
Le cantine storiche della Banca del Vino di Pollenzo
Le cantine storiche della Banca del Vino occupano gli ambienti ottocenteschi sotto l'Agenzia di Pollenzo, un percorso suggestivo tra volte in mattoni e file ordinate di bottiglie provenienti da tutte le regioni italiane. Visitare le cantine della Banca del Vino significa scoprire come un luogo pensato in origine per l'agricoltura reale sia diventato oggi un archivio vivente dell'enologia nazionale, aperto al pubblico con visite guidate su prenotazione.
Degustazioni ed esperienze alla Banca del Vino di Pollenzo
Oltre alla conservazione, la Banca del Vino di Pollenzo propone degustazioni guidate, corsi di avvicinamento al vino e attività di team building a tema enologico, pensate sia per privati sia per aziende. È un'esperienza che completa perfettamente la visita di Pollenzo, permettendo di assaporare concretamente quella cultura del vino che l'università e il borgo custodiscono da generazioni. Ma la tavola, a Pollenzo, riserva ancora molto altro: scopriamo cosa portare in tavola.
Cosa mangiare a Pollenzo e nel Roero: sapori da non perdere
Un viaggio a Pollenzo non può dirsi completo senza un assaggio dei sapori del territorio. Il borgo si trova nel cuore del Roero, area gastronomica meno nota delle vicine Langhe ma altrettanto ricca di eccellenze, e a pochi passi da Bra, città che ha dato i natali al movimento Slow Food. Chi visita Pollenzo per motivi di studio o di turismo troverà quindi anche un'offerta enogastronomica di altissimo livello.
La salsiccia di Bra e i prodotti tipici del Roero
Simbolo indiscusso della zona è la salsiccia di Bra, un salume di sola carne bovina che tradizione vuole si gusti anche crudo, finemente battuto al coltello. A questa si affiancano il formaggio Bra DOP, i tomini locali e le paste ripiene come gli agnolotti, piatti che raccontano l'anima contadina di un territorio a due passi da Pollenzo. Assaggiare questi prodotti nei ristoranti del borgo o di Bra è il modo migliore per capire perché Pollenzo sia diventata la capitale italiana della cultura gastronomica.
I vini Roero DOCG da abbinare a tavola a Pollenzo
Non può mancare un calice di Roero Arneis, vino bianco fresco e minerale, o di Roero DOCG rosso a base di Nebbiolo, entrambi prodotti nelle colline che circondano Pollenzo. Degustarli direttamente alla Banca del Vino o in uno dei ristoranti del borgo permette di chiudere il cerchio: dalla storia sabauda di Pollenzo, passando per la formazione universitaria, fino al bicchiere che racconta il territorio.
Tra torri neogotiche, aule universitarie e cantine secolari, Pollenzo dimostra come storia, cultura e gastronomia possano convivere in un unico, straordinario borgo piemontese. Che siate appassionati di architettura, studenti di enogastronomia o semplicemente amanti del buon vino, una visita a Pollenzo regala sempre qualcosa di nuovo da scoprire, e resta una delle mete più sorprendenti e sottovalutate del Piemonte.
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Località | Pollenzo, frazione di Bra (CN), cuore del Roero, Piemonte |
| Costruzione del borgo neogotico | 1832-1847, per volontà di Carlo Alberto di Savoia |
| Architetti | Pelagio Palagi, Ernesto Melano, Xavier Kurten |
| Università di Scienze Gastronomiche | Fondata nel 2004 da Carlo Petrini (Slow Food) |
| Banca del Vino | Cantine storiche con migliaia di etichette italiane |
| Prodotti tipici | Salsiccia di Bra, formaggio Bra DOP, Roero Arneis DOCG |
| Riconoscimento | Sito UNESCO - Residenze Reali Sabaude |
di Martina Prigione
Condividi
Turismo
Data: 4 Settembre 2026
Data: 3 Settembre 2026
Data: 1 Settembre 2026
Data: 1 Settembre 2026
Data: 25 Agosto 2026
Data: 25 Agosto 2026
Escursioni
Data: 31 Agosto 2026
Data: 29 Agosto 2026
Data: 4 Agosto 2026
Data: 29 Luglio 2026
Data: 26 Luglio 2026
Data: 18 Luglio 2026
Food & Wine
Data: 21 Agosto 2026
Data: 30 Luglio 2026
Data: 30 Luglio 2026
Data: 29 Luglio 2026
Data: 23 Luglio 2026
Data: 20 Luglio 2026
Eventi
Data: 31 Luglio 2026
Data: 30 Luglio 2026
Data: 29 Luglio 2026
Data: 27 Luglio 2026
Apricale è un borgo medievale abbarbicato sulle colline dell'entroterra di Imperia, nella Liguria di ponente. L'abitato gravita attorno al Castello della Lucertola, un presidio dei conti di Ventimiglia che oggi ospita un museo interattivo e mostre d'arte contemporanea. Celebre come borgo degli artisti per le facciate dipinte a murales, è la culla dell'olio extravergine di oliva Taggiasca e delle pansarole con zabaione. Tra carugi in pietra, frantoi e sentieri nella val Nervia, il tempo rallenta.
Il Regno di Tavolara è una delle storie più curiose della Sardegna: una piccola isola davanti a Olbia, una famiglia che da generazioni custodisce il titolo di re e una leggenda legata a Carlo Alberto di Savoia. Tra memoria dei Bertoleoni, mare cristallino e Area Marina Protetta, Tavolara unisce storia, natura e identità. Scopri come nacque il mito del regno più piccolo del mondo, cosa c'è di documentato e come visitare oggi questo luogo straordinario nel cuore della Gallura. Un viaggio da vivere
In Langhe la vendemmia comincia all'alba e dura settimane, non un giorno solo: prima le uve bianche, poi Dolcetto e Barbera, infine il Nebbiolo a inizio ottobre. Il disciplinare del Barbaresco fissa rese massime, gradazioni minime e date di avvio della raccolta; le uve vengono tagliate a mano e lavorate in cantina lo stesso giorno. Un mondo fatto di regole precise, lavoratori stagionali e un paesaggio UNESCO che cambia colore settimana dopo settimana.
Nel cuore della Val Cannobina, a 812 metri di altitudine, sorge Gurro: appena 163 abitanti e una storia fuori dal comune. Secondo la leggenda, il paese fu fondato da mercenari scozzesi sbandati dopo la Battaglia di Pavia del 1525, bloccati dalla neve e mai tornati in patria. Restano cognomi scozzesi, parole gaeliche nel dialetto locale e un museo che custodisce kilt e sporran ufficiali. La seconda domenica di luglio il paese sfila in tartan al suono della cornamusa, vicino al Lago Maggiore.

