APPENNINO PIEMONTESE

Appennino Piemontese: né Monferrato né Liguria

Chi scende da Alessandria verso Genova lo attraversa spesso senza accorgersene. Eppure l’Appennino Piemontese è una terra con un’identità precisa, diversa da tutto ciò che la circonda. Non è Monferrato, anche se ne sfiora le colline. Non è nemmeno Liguria, anche se il mare si sente nell’aria e nel dialetto. È un angolo di confine che merita di essere raccontato dall’inizio. Per capirlo serve la mappa, ma soprattutto serve la storia.

Dove si trova l’Appennino Piemontese

L’Appennino Piemontese occupa l’estremo sud-est della regione, in provincia di Alessandria. Comprende la piana di Novi Ligure, le colline di Gavi e il Tortonese. Da qui sale verso le valli Lemme, Scrivia, Spinti, Borbera, Grue e Curone. Le quote crescono in fretta fino ai crinali che separano il Piemonte da Liguria, Lombardia ed Emilia-Romagna. In pochi chilometri il paesaggio cambia volto. I vigneti lasciano spazio a castagneti, faggete e borghi di pietra.

Le Quattro Province, un crocevia di regioni

Nella parte più alta dell’Appennino Piemontese si apre il comprensorio delle Quattro Province. Il nome ricorda l’incontro tra le province di Alessandria, Genova, Pavia e Piacenza. Non si tratta di un ente amministrativo, ma di una regione storica e culturale. Cabella Ligure, Carrega Ligure e Fabbrica Curone sono gli unici comuni piemontesi che confinano con l’Emilia-Romagna. Sul crinale tra Val Borbera e Val Curone svetta il Monte Ebro, alto 1.700 metri. È la vetta più elevata della provincia di Alessandria. Nelle giornate limpide, dalla cima delle Quattro Province, lo sguardo arriva fino al mare.

Oltregiogo: perché l’Appennino Piemontese parla ligure

Per secoli questa terra ha guardato a sud, verso il mare. Gli storici la chiamano Oltregiogo, cioè il territorio oltre il crinale appenninico visto da Genova. Novi, Gavi, Voltaggio e gran parte dell’Appennino Piemontese appartennero alla Repubblica di Genova. Novi ne divenne il centro principale nell’Oltregiogo, con un legame iniziato stabilmente nel 1447.

Il passaggio al Piemonte arrivò solo nel 1815, con il Congresso di Vienna. Tutta l’ex Repubblica di Genova fu allora annessa al Regno di Sardegna. Nel 1859 il territorio entrò a far parte della provincia di Alessandria. Ancora oggi il suffisso di Novi Ligure ricorda quel passato. Lo stesso vale per Cabella Ligure, Rocchetta Ligure e Carrega Ligure. Ecco perché molti abitanti dell’Appennino Piemontese non si sentono monferrini: le loro radici sono genovesi.

Gavi e il suo Forte, sentinella dell’Oltregiogo

Il simbolo di questa storia è il Forte di Gavi. Un castello sulla rocca è documentato già nel 973. Nel 1191 l’imperatore Enrico VI donò borgo e castello di Gavi alla Repubblica di Genova. Nel Seicento il frate domenicano Vincenzo da Fiorenzuola lo trasformò in una fortezza imponente. Dopo un recente restauro, il Forte di Gavi ha ampliato i percorsi di visita. Ai suoi piedi matura il Cortese del Gavi DOCG, prodotto in undici comuni della zona. È il primo biglietto da visita dell’Appennino Piemontese.

Cosa vedere nell’Appennino Piemontese

Raccontato il passato, resta da scoprire cosa offre oggi l’Appennino Piemontese. Le sorprese, come vedremo, sono molte e spesso inattese.

Libarna e la Valle Scrivia romana

A Serravalle Scrivia, a pochi passi dal celebre outlet, riposa una città romana. Libarna crebbe lungo la via Postumia, aperta nel 148 a.C. tra Genova e la pianura. Fu riscoperta nell’Ottocento, durante i lavori per la strada dei Giovi e la ferrovia. Oggi nella Valle Scrivia si visitano l’anfiteatro, il teatro e due quartieri di abitazioni. L’area aperta corrisponde a circa un decimo della città originaria. È una delle tappe archeologiche più importanti dell’Appennino Piemontese.

Colli Tortonesi, Volpedo e i Campionissimi

Verso nord-est l’Appennino Piemontese si addolcisce nei Colli Tortonesi. Qui il vignaiolo Walter Massa salvò il Timorasso, un vitigno bianco quasi scomparso. Lo chiamò Derthona, dall’antico nome romano di Tortona. Poco lontano, a Volpedo, Giuseppe Pellizza dipinse il Quarto Stato tra il 1898 e il 1901. La piazza del quadro esiste ancora, insieme allo studio del pittore. Anche il ciclismo ha radici profonde ai piedi dei Colli Tortonesi. Fausto Coppi nacque a Castellania, Costante Girardengo a Novi Ligure. Il Museo dei Campionissimi di Novi li celebra su tremila metri quadrati.

Val Borbera e Capanne di Marcarolo, la natura protetta

Chi cerca silenzio deve risalire la Val Borbera. Il torrente scava il canyon delle Strette del Pertuso, tra pareti di roccia. In alta valle, attorno a Carrega Ligure, è nato il Parco naturale dell’Alta Val Borbera. Verso il confine ligure si estende invece il Parco naturale delle Capanne di Marcarolo, istituito nel 1979. Entrambe le aree fanno capo all’Ente di gestione delle Aree protette dell’Appennino Piemontese, con sede a Bosio. Il nome stesso dell’ente conferma che questa identità è riconosciuta anche ufficialmente.

Perché l’Appennino Piemontese merita un viaggio

L’Appennino Piemontese non si lascia chiudere in un’etichetta. Ha la storia di Genova, i vini del Piemonte e montagne condivise con quattro regioni. È vicino a Milano, Torino e Genova, eppure resta lontano dal turismo di massa. Proprio questa posizione di confine lo rende unico. Nei prossimi articoli lo esploreremo valle per valle, borgo per borgo. Il viaggio, insomma, è appena cominciato.

Luogo Cosa scoprire Zona
GaviForte genovese e Gavi DOCGVal Lemme
Serravalle ScriviaArea archeologica di LibarnaValle Scrivia
Novi LigureMuseo dei CampionissimiPiana di Novi
MonlealeTimorasso DerthonaColli Tortonesi
VolpedoStudio di Pellizza e Piazza Quarto StatoVal Curone
Monte EbroVetta più alta della provincia, 1.700 mQuattro Province
BosioParco naturale delle Capanne di MarcaroloConfine ligure

di Martina Prigione

Condividi

Turismo

Escursioni

Food & Wine

Eventi

Post Correlati

  • Nel cuore del Monferrato, Conzano custodisce un legame unico con l’Australia, nato dall’emigrazione di tante famiglie verso il Queensland. Oggi questa storia rivive nel MASA – Migration as Art Museum, la Casa Museo creata dagli artisti australiani Stephen Copland e Meredith Brice. Domenica 25 ottobre 2026, alle 15.30, il museo inaugura Patrimonio e Viaggi, con opere di artisti da Australia, Giappone, Italia, Egitto, Libano e Regno Unito. Scopri il programma, tutte le opere e la storia del borgo.

  • La Val Grande è la più vasta area selvaggia d'Italia, a pochi chilometri dal Lago Maggiore. Un anello di circa 10 km parte da Cicogna, l'unico paese abitato del parco, sale all'Alpe Prà, con il masso coppellato affacciato sui laghi, e raggiunge l'Alpe Leciuri. La discesa porta a Pogallo, l'antico villaggio dei boscaioli, e il ritorno a Cicogna segue la suggestiva strada Sutermeister. Scopri la storia della valle, dalle teleferiche alla Resistenza, e tutti i consigli per percorrerla in sicurezza.

  • Il Bosco della Partecipanza di Trino è l'ultimo grande frammento delle antiche foreste della Pianura Padana, un'isola verde nel mezzo delle risaie. Dal 1275, quando il marchese Guglielmo VII lo donò ai trinesi, appartiene agli abitanti, che ogni anno si dividono la legna con il sistema delle sorti. Un anello di oltre 10 km parte dalla Cascina Guglielmina tra farnie, carpini e zone umide. Scopri la sua storia, i sentieri a piedi e in bici, le stagioni migliori e i luoghi da visitare nei dintorni.

  • L'Alpe Devero è una conca verde dell'alta Ossola, nel Parco Veglia Devero, circondata da larici e cime oltre i 2.500 metri. Da qui parte un facile anello adatto anche alle famiglie con bambini, che sale tra i prati fino a Crampiolo, piccolo villaggio di baite in pietra, e raggiunge il Lago di Codelago, bacino artificiale a 1.856 metri. Circa 380 metri di dislivello e tre ore e mezza di cammino. Scopri così come arrivare, cosa vedere, quali animali incontrare e dove mangiare tra rifugi e alpeggi.