TORINESE

Superga, la collina nata da un voto e segnata da un addio

Da qualsiasi punto di Torino, alzando lo sguardo verso est, si vede la sua cupola. Superga domina la città dall’alto della collina, a 672 metri di quota. La sua basilica è nata da una promessa fatta in guerra. Due secoli dopo, proprio contro le sue mura, si è spenta la squadra più forte d’Italia. E dalla sua cima si gode uno dei panorami più belli del Piemonte. Saliamo insieme.

La Basilica di Superga, nata da un voto

È il 2 settembre 1706 e Torino è assediata dalle truppe franco-spagnole. Il duca Vittorio Amedeo II sale sulla collina di Superga con il principe Eugenio di Savoia per osservare il nemico. Secondo la tradizione, si inginocchia davanti a una statua della Vergine e fa un voto. Se Torino sarà salva, qui sorgerà un grande tempio. Il 7 settembre i piemontesi sconfiggono i francesi. La promessa, ora, va mantenuta. Nasce così la storia della Basilica di Superga, destinata a diventare il simbolo della riconoscenza dei Savoia verso Torino.

Il capolavoro di Filippo Juvarra

Per sciogliere il voto, il duca si affida a Filippo Juvarra, architetto messinese già al servizio dei Savoia. I lavori della Basilica di Superga iniziano il 20 luglio 1717 e terminano nel 1731. Il cantiere dura quattordici anni e impegna maestranze e materiali in quantità enormi. L’edificio è lungo 51 metri e, con la cupola, raggiunge i 75 metri di altezza. Il capolavoro di Juvarra è ancora oggi uno dei simboli più riconoscibili di Torino.

Le Tombe Reali e la Sala dei Papi

Sotto la basilica si trova la cripta che custodisce le Tombe Reali dei Savoia. Vi riposano, tra gli altri, Vittorio Amedeo II, Carlo Emanuele III e Carlo Alberto. Dal convento si accede invece alla Sala dei Papi. Qui è conservata l’unica raccolta al mondo di ritratti su tela di tutti i pontefici della storia. Le Tombe Reali e la Sala dei Papi rendono Superga molto più di una chiesa.

La tragedia del Grande Torino a Superga

Il nome di Superga, però, è legato soprattutto a un pomeriggio di primavera. È il 4 maggio 1949 e il Grande Torino rientra da Lisbona. La squadra ha appena giocato un’amichevole con il Benfica, organizzata per aiutare il capitano portoghese Francisco Ferreira. Il Fiat G.212 vola nella nebbia, con visibilità quasi nulla. Alle 17:03, durante l’avvicinamento, l’aereo si schianta contro il terrapieno posteriore della basilica.

Le 31 vittime e i cinque scudetti

Nello schianto muoiono tutte le 31 persone a bordo. Ci sono 18 giocatori, dirigenti, tecnici, tre giornalisti sportivi e l’equipaggio. Tra loro c’è il capitano Valentino Mazzola, simbolo di una squadra leggendaria. Il Grande Torino aveva vinto cinque scudetti consecutivi, dal 1942-43 al 1948-49. L’ultimo titolo fu assegnato dopo la tragedia, a campionato ancora in corso. Le indagini più recenti ipotizzano anche un altimetro bloccato sui 2.000 metri. Il volo non arrivò mai a destinazione, a pochi minuti dall’aeroporto. Da quel giorno il nome di Superga è legato per sempre al Grande Torino.

La memoria del 4 maggio

Il 6 maggio 1949 oltre 600.000 persone partecipano ai funerali a Torino. Da allora il ricordo non si è mai spento. Sul retro della basilica, nel punto dello schianto, una lapide riporta i nomi delle vittime. Ogni anno, il 4 maggio, tifosi e cittadini salgono a Superga per commemorare la squadra. La memoria del 4 maggio è un momento che unisce tutta la città, non solo i granata.

Il panorama di Superga e la collina torinese

Dopo la storia e la commozione, Superga regala la sua bellezza. Salendo i 131 gradini della scala a chiocciola si raggiunge la cupola. Da lassù lo sguardo abbraccia Torino, la pianura e l’intero arco alpino. Nelle giornate limpide il panorama di Superga sembra non avere confini. La salita non è consentita ai bambini sotto i sei anni. Anche dal piazzale davanti alla basilica, comunque, la vista è straordinaria. Il Monviso, nelle giornate più terse, sembra quasi a portata di mano.

La tranvia Sassi-Superga

Il modo più suggestivo per salire è la tranvia Sassi-Superga, inaugurata nel 1884. Lungo circa 3,1 chilometri, il percorso si snoda tra i boschi della collina torinese. Dal 1934 è una tranvia a cremagliera elettrificata, un mezzo raro in Italia. In alternativa si sale in auto o a piedi, lungo i sentieri del Parco naturale della Collina di Superga. Chi ama camminare può partire dalle rive del Po e raggiungere la basilica tra boschi di castagni e querce. È un modo lento e appagante per conquistare il panorama.

Superga si visita in mezza giornata, ma lascia ricordi molto più lunghi. L’ingresso alla basilica è gratuito, mentre cupola e tombe reali sono a pagamento. Orari e tariffe cambiano nel corso dell’anno, quindi conviene verificarli prima di partire. Il consiglio è salire al tramonto, quando Torino si accende ai piedi della collina. In quel momento Superga mostra insieme i suoi tre volti: la fede, la memoria e la bellezza.

Voce Superga in breve
Quota672 metri, sulla collina torinese
BasilicaFilippo Juvarra, 1717-1731, voto del 1706
Da vedereTombe Reali dei Savoia, Sala dei Papi, cupola
Grande Torino4 maggio 1949, 31 vittime, lapide sul retro della basilica
Panorama131 gradini fino alla cupola, vista su Torino e Alpi
Come arrivareTranvia Sassi-Superga, auto o sentieri del parco

di Martina Prigione

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