CANAVESE E BIELLESE

Ivrea, la fabbrica di vetro che l’UNESCO ha reso eterna

Di solito l’UNESCO premia cattedrali, castelli e centri storici. Nel 2018, però, ha scelto anche una città industriale: Ivrea. Non per le sue torri medievali, ma per le fabbriche, le mense e le case costruite dalla Olivetti. È un caso raro, che racconta un’idea di lavoro diversa da tutte le altre. Per capirla bisogna partire da un edificio di mattoni rossi.

Olivetti a Ivrea, dove tutto ebbe inizio

Nel 1908 l’ingegnere Camillo Olivetti fonda a Ivrea la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere. Il capitale è di 350.000 lire e gli operai sono appena venti. La sede è un semplice edificio di mattoni rossi, progettato dallo stesso Camillo. Tre anni dopo, all’Esposizione universale di Torino, viene presentata la M1. È la prima macchina per scrivere italiana, e la storia di Olivetti a Ivrea è appena cominciata.

Adriano Olivetti e l’idea di comunità

La svolta arriva con il figlio Adriano. Entra in azienda a metà degli anni Venti, lavorando prima come operaio. Nel 1932, a soli 25 anni, ne diventa direttore generale. Adriano Olivetti è convinto che la fabbrica debba produrre anche benessere, cultura e bellezza. Fonda il Movimento Comunità e chiama a Ivrea i migliori architetti italiani. Nel 1933 i dipendenti sono 870. Nel 1970 saranno oltre 73.000 in tutto il mondo.

Ivrea, città industriale del XX secolo

Il sito UNESCO si chiama ufficialmente Ivrea, città industriale del XX secolo. Occupa oltre 52 ettari ed è stato costruito soprattutto tra gli anni Trenta e Sessanta. Non comprende solo stabilimenti. Accanto alle officine sorgono uffici, servizi sociali, mense e quartieri residenziali. È proprio questa integrazione ad aver convinto l’UNESCO. La città industriale del XX secolo è un modello di sviluppo, non soltanto un insieme di edifici.

Le Officine ICO, la fabbrica di vetro

Il simbolo della Ivrea olivettiana sono le Officine ICO, lungo via Jervis. Le progettano Luigi Figini e Gino Pollini, con ampliamenti dal 1934 al 1958. La facciata è un’enorme parete di vetro. Gli operai lavorano alla luce del sole e vedono il paesaggio mentre producono. Dall’esterno, chiunque può osservare il lavoro in fabbrica. Le Officine ICO sono la traduzione in architettura di un’idea: trasparenza e dignità. A Ivrea la fabbrica non si nasconde, si mostra alla città.

Mensa, servizi sociali e centri di ricerca

Di fronte alla fabbrica, a Ivrea, sorge il Centro servizi sociali, con biblioteca, assistenza e infermeria. Ignazio Gardella firma invece la mensa aziendale, immersa nel verde con grandi vetrate. Eduardo Vittoria progetta il Centro Studi ed Esperienze, dove si sperimentano i nuovi prodotti. Il Palazzo Uffici, di Bernasconi, Fiocchi e Nizzoli, ospita la direzione. Mensa e servizi sociali raccontano un’azienda che si prende cura delle persone, non solo della produzione. A Ivrea i dipendenti avevano asili, biblioteche e trasporti dedicati. Un welfare aziendale che, all’epoca, aveva pochi eguali in Europa.

Talponia, la casa sotto la collina

L’edificio più sorprendente è forse l’Unità Residenziale Ovest. Gli abitanti di Ivrea l’hanno ribattezzata Talponia, cioè la tana della talpa. La progettano Roberto Gabetti e Aimaro Isola tra il 1968 e il 1971. È una lunga casa semicircolare scavata nel pendio. Il tetto è un prato, e dall’alto l’edificio quasi scompare. Talponia ospitava 85 alloggi, pensati anche per tecnici e dipendenti in trasferta. Ancora oggi sembra un’architettura del futuro. Camminare sul suo tetto erboso è una delle esperienze più insolite di Ivrea. Pochi immaginano che sotto i loro piedi ci siano decine di appartamenti.

Dalla Lettera 22 al primo computer: il genio Olivetti

Dentro le fabbriche di Ivrea nascono oggetti entrati nella storia. Il 1950 è l’anno della Lettera 22, la portatile poi entrata nella collezione del MoMA di New York. Nel 1959 arriva l’Elea 9003, il primo calcolatore elettronico italiano. Nel 1965 la Programma 101 viene presentata a New York ed è considerata un antenato del personal computer. Il genio Olivetti, insomma, ha anticipato la rivoluzione digitale partendo da una piccola città del Canavese. Adriano, però, non vide questi ultimi successi: morì improvvisamente il 27 febbraio 1960.

Come visitare la Ivrea di Olivetti

Il modo migliore per scoprire Ivrea è il MAAM, il Museo a cielo aperto dell’Architettura Moderna. È un percorso di circa due chilometri, con sette stazioni informative lungo via Jervis e dintorni. Per approfondire conviene consultare il sito ufficiale Ivrea città industriale, con schede su ogni edificio. Una curiosità rende la visita ancora più attuale. Secondo l’UNESCO, circa il 44 per cento degli edifici industriali è oggi vuoto o poco utilizzato. Proteggerli e farli rivivere è la vera sfida dei prossimi anni.

Ivrea, del resto, non è solo Olivetti. Il centro storico conserva il castello trecentesco e la cattedrale. L’inverno porta invece il celebre Carnevale con la Battaglia delle Arance. Ma è camminando tra le fabbriche di vetro che si capisce davvero perché Ivrea è unica al mondo.

Edificio Progettisti Funzione
Fabbrica in mattoni rossiCamillo OlivettiPrima sede, 1908
Officine ICOFigini e PolliniProduzione, 1934-1958
Mensa aziendaleIgnazio GardellaRistorazione dei dipendenti
Centro Studi ed EsperienzeEduardo VittoriaRicerca e sviluppo
Palazzo UfficiBernasconi, Fiocchi e NizzoliDirezione
TalponiaGabetti e IsolaResidenze, 1968-1971

di Martina Prigione

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