Bosco della Partecipanza: la foresta antica di Trino che resiste in mezzo alle risaie
Nel cuore della pianura vercellese, dove per chilometri si vedono solo risaie, compare all'improvviso una grande macchia verde. È il Bosco della Partecipanza di Trino, l'ultimo grande frammento delle foreste che un tempo coprivano la Pianura Padana. Da oltre sette secoli appartiene agli abitanti del paese, che lo gestiscono con regole antiche. Ma come è possibile che un bosco sia sopravvissuto così a lungo?
Trino e la donazione del 1275
La storia del Bosco della Partecipanza comincia nel 1275, quando il marchese Guglielmo VII del Monferrato, detto il Grande, donò il bosco alla comunità di Trino. Da allora la foresta è un bene collettivo, di proprietà delle famiglie trinesi riunite nella Partecipanza dei Boschi. Nel 1493 il diritto fu esteso anche ai nuovi residenti, mentre le donne hanno ottenuto il voto solo nel 1988. Nel 2025 Trino ha celebrato i 750 anni di questa istituzione.
Le "sorti" che dividono il bosco di Trino
Il nome ufficiale del Bosco della Partecipanza, "Bosco delle Sorti", nasce da un sistema unico. Il bosco è diviso in lotti chiamati sorti o punti, a loro volta suddivisi in quattro "quartaruoli". Ogni anno, a novembre, i partecipanti estraggono a sorte le porzioni di bosco ceduo in cui potranno tagliare la legna. Un metodo sostenibile ante litteram, che ha permesso a Trino di conservare la foresta per secoli. E oggi questo patrimonio si può esplorare a piedi.
Il percorso tra farnie e carpini della foresta planiziale
Il Bosco della Partecipanza si estende per circa 586 ettari ed è dal 1991 un parco naturale regionale. È un esempio raro di foresta planiziale, cioè di bosco di pianura, dominato da farnie, carpini, roveri e cerri. Il percorso ad anello più completo parte dalla Cascina Guglielmina e supera i 10 chilometri, tra sentieri sterrati quasi pianeggianti. Lungo il cammino si incontrano grandi querce monumentali, piccoli rii come il Sanguinolento e la leggera altura della Costa, che tocca i 192 metri.
Le zone umide della foresta planiziale
Nelle zone più basse della foresta planiziale l'acqua ristagna, creando ambienti umidi ricchi di vita. Qui crescono ontani, calta palustre e, in primavera, distese di aglio orsino. Il Bosco della Partecipanza ospita circa 800 specie vegetali, comprese numerose orchidee selvatiche. Tra gli animali si possono osservare il picchio nero, molti rapaci forestali, il tasso e lo scoiattolo, oltre al cervo volante e ad almeno 16 specie di pipistrelli. Ma il bosco custodisce anche tracce di storia.
La Cascina Guglielmina e il santuario della Madonna delle Vigne
La Cascina Guglielmina, inaugurata nel 1903, è oggi il principale punto di accesso al Bosco della Partecipanza, con area attrezzata e parcheggio. Qui si tengono anche incontri e iniziative dedicate alla storia del bosco. Poco lontano, sulla collina tra Lucedio e Montarolo, sorge il santuario della Madonna delle Vigne, benedetto nella sua forma attuale nel 1713. Fu un cantiere dei maggiori artisti del barocco piemontese, e oggi attende un recupero dopo anni di abbandono.
Il Bosco della Partecipanza nelle quattro stagioni
Ogni stagione offre un volto diverso del Bosco della Partecipanza. In primavera il sottobosco si copre di anemoni, mughetti e aglio orsino, mentre gli uccelli tornano a cantare. In autunno le foglie di querce e carpini si tingono di giallo, arancio e marrone. D'inverno gli alberi spogli aprono la vista e rendono più facile osservare la fauna. L'estate, invece, è meno consigliata per il caldo e le zanzare.
Scheda tecnica delle escursioni Vercellese nel bosco
Tra le escursioni Vercellese, quella nel Bosco della Partecipanza è una delle più semplici. Ci sono tre ingressi principali: Cascina Guglielmina, Ponte d'Assi e Ramezzana. Gli anelli brevi, come quello della Costa al Sole, richiedono circa un'ora, mentre il giro completo supera i 10 chilometri. Il dislivello è minimo e la difficoltà turistica. Il bosco si raggiunge da Trino seguendo le indicazioni lungo strade sterrate tra le risaie.
Le escursioni Vercellese in bicicletta
Le strade bianche che attraversano il Bosco della Partecipanza e le campagne intorno sono perfette anche per le escursioni Vercellese in bicicletta, soprattutto in mountain bike o con bici da trekking. Si può unire il bosco a un giro più lungo verso il Principato di Lucedio, l'abbazia cistercense dove secondo la tradizione si coltivò il primo riso del Piemonte. È però importante rispettare i pedoni e i percorsi indicati dal parco.
Il contrasto con le risaie del Vercellese
Visto dall'alto, il Bosco della Partecipanza sembra un'isola verde in un mare di risaie. Nel Medioevo gran parte delle foreste di pianura venne abbattuta per far posto ai campi, e in seguito alle risaie. Solo qui, grazie alla gestione collettiva dei trinesi, il bosco è sopravvissuto. In primavera, quando le risaie si allagano, il contrasto tra l'acqua che riflette il cielo e il verde scuro delle querce rende questo angolo di Piemonte davvero unico.
| Voce | Bosco della Partecipanza |
|---|---|
| Zona | Trino (VC), Parco Naturale del Bosco delle Sorti della Partecipanza |
| Superficie | Circa 586 ettari, parco regionale dal 1991 |
| Storia | Donato ai trinesi nel 1275 da Guglielmo VII del Monferrato |
| Partenza consigliata | Cascina Guglielmina (altri ingressi: Ponte d'Assi, Ramezzana) |
| Lunghezza | Anello completo di oltre 10 km, anelli brevi da circa 1 ora |
| Dislivello | Minimo, quota massima 192 m (La Costa) |
| Difficoltà | T (turistica), adatto a famiglie e bici |
| Periodo migliore | Primavera e autunno |
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di Martina Prigione
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